“Ogni attimo che passa veloce della tua vita Non lasciare che passi altro che in buona allegrezza.
Sappi che il capitale vero del gran commercio del mondo E’ la Vita,
la Vita che passa come tu sai passarla.”
( dalle “Quartine” di Omar Khayyam)
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Puntai un paperclay verso il cielo...

PAPERCLAY

Come suggerisce il termine, la paperclay è un impasto di argilla, fibre di cellulose e acqua, in quantità variabili. L’aggiunta alle di fibre vegetali all’argilla non è una novità, basti pensare ai mattoni crudi adobe (argilla e paglia impastati con acqua) utilizzati nelle civiltà mesopotamiche ed egizie.
Anche in India si riscontra l’impiego tradizionale di impasti crudi di argilla, papier machè, fibre e pula di riso, spezie macinate, etc. per la realizzazione di icone religiose  e oggetti rituali, che risultano essere leggeri e molto resistenti.
In occidente è documentato un uso sporadico della paperclay: in America verso gli anni ’80 si inizia una vera e propria sperimentazione mentre in Europa solo verso gli anni ’90 sarà l’università finlandese a proseguire con ulteriori e più attente ricerche.   Solo recentemente è conosciuta anche in Italia.
L’uso della tecnica paperclay si è presto diffuso anche fra i ceramisti  perché semplifica enormemente la modellazione, l’assemblaggio, il trasporto da crudo degli oggetti creati. 
Le fibre di cellulosa legano in un intreccio stabile le particelle di argilla e contrastano la formazione di crepe, dimezzano i tempi di asciugatura e permettono la rivoluzionaria tecnica “bagnato su asciutto”.Chi ha lavorato con l’argilla sa che si può continuare a lavorare un oggetto (aggiungendo e togliendo),fintanto che questo è della durezza del cuoio; una volta essiccato non è più possibile aggiungere  altra argilla a causa degli elevati ritiri.  Le fibre di cellulosa, pur non diminuendo il ritiro, creano dei “ponti” tra argilla secca e plastica, facilitando così la perfetta adesione fra i due materiali.  Eventuali crepe possono essere riempite con borbottina di paperclay. Alcuni testi parlano anche di intervenire anche su oggetti già biscottati. La tecnica “bagnato su asciutto” apre una serie di nuove possibilità di modellare oggetti molto fragili e complicati.
La paperclay è anche considerato un materiale ecosostenibile poiché per introdurre la cellulosa  nell’impasto si impiega normalmente carta riciclata, sotto forma di giornali, oppure come fiocchi di cellulosa riciclata, reperibili presso i rivenditori di materiali di bioedilizia.
L’elevata traspirabilità, dovuta alla presenza di fibre, permette inoltre di accorciare i tempi di cottura, contribuendo così a risparmiare energia.
Si può inoltre smaltare direttamente l’oggetto crudo e asciutto (monocottura)  evitando così la biscottatura. Le fibre di cellulosa impediscono all’argilla di sciogliersi nel bagno di smalto, anche attuando la tecnica di immersione. Se l’oggetto prodotto non è particolarmente sottile e verrà conservato all’interno, è possibile evitare la cottura e realizzare un ulteriore risparmio energetico. In questo caso il pezzo può essere colorato o impermeabilizzato con molti prodotti che si impiegano per il legno o per il cemento.
La paperclay si può ottenere principalmente con  due metodi: da borbottina, da argilla in polvere. Il primo sistema, qui di seguito descritto, è quello più utilizzato perché non necessita di particolare attrezzatura.
Per iniziare bisogna ottenere della polpa di cellulosa.  Se si parte dal fiocco di cellulosa la procedura è più semplice poiché basta mettere a bagno i fiocchi in abbondante acqua e frullarli. Partendo dai giornali, (buoni i quotidiani senza foto a colori),  bisogna prima sminuzzare la carta con un distruggi documenti o, per grandi quantità, con un biotrituratore;  la carta sminuzzate deve essere messa a bagno con acqua per almeno due settimane in un contenitore chiuso e al fresco, per evitare l’insorgere di muffe o batteri. Trascorso questo periodo si può procedere ad una prima frantumazione con un attrezzo a doppia elica montato su grosso trapano, ( tipo mescolatore per colle da piastrellisti),   e terminare quindi la frantumazione con l’ausilio di un frullatore a immersione casalingo.
Il “frullato” così ottenuto va scolato in un settaccio facendo attenzione a non comprimere le fibre  altrimenti l’impasto si asciuga troppo.
Nel frattempo si deve preparare una borbottina molto densa, con l’argilla che si usa normalmente. Il metodo più facile è di partire  da scarti secchi e sottili, aggiungere acqua e lasciare in ammollo per la notte, poi miscelare con il solito attrezzo doppia elica. A questo punto si aggiunge la polpa di carta ben sgrondata  e si mescola nuovamente fino a ottenere un impasto omogeneo e della consistenza di una spessa crema.  Le percentuali, (in volume), variano da un minimo di 5% a un massimo di 45% di polpa di cellulosa  scolata rispetto alla borbottina spessa.  Per la tecnica “umido su secco” è consigliabile non scendere sotto la soglia 25%.
Il composto così ottenuto può essere messo ad asciugare  su una superficie assorbente e successivamente utilizzato come una qualsiasi argilla plastica oppure colato all’interno di telai di legno per ottenere per ottenere delle lastre preformate.
La paperclay è particolarmente adatta alla costruzione di sculture, anche di grandi dimensioni e di notevole spessore. Al contrario dell’argilla tradizionale l’asciugatura  può essere accelerata con l’impiego di una pistola termica. Nella tecnica “umido su secco”, è fondamentale inumidire con acqua  la parte sulla quale si vuole intervenire ed incollare le aggiunte con barbettina.
Durante la cottura le fibre di cellulosa  bruciano senza lasciare alcun segno visibile mentre sarà evidente il minor peso del prodotto.

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