
“tutte queste stesse miserie provano la sua grandezza: sono miserie di gran Signore, di re spodestato” Pascal.
Come una folla estatica, chiamata a testimoniare, la storia antica della sovranità spirituale, le statue-menhir di Guido Omezzolli, con la loro semplice presenza, pongono allo spettatore la domanda sull’agire, sull’accadere, sulle possibilità, sull’eredità culturale, sul destino, sulla memoria. Ogni scultura trattiene, come un tesoro, la sua potente staticità ed insieme rimanda ad un dinamismo delle differenze: i copricapi, i gioielli, le corone, etc. L’uguaglianza delle riforme rende visibile e documenta l’appartenza di ciascuno al suo tempo, ma essa non esaurisce il senso del proprio esistere che si dispiega nella pluralità delle storie. Sembra di cogliere il silenzio che copre ogni vissuto quando esso si è compiuto. Le statue-menhir rompono proprio questo silenzio e, simile a dee madri, porgono il segreto che nasconde ogni volta il nascere. Sacerdotesse e sacerdoti di riti di passaggio, anche nel nostro tempo, trattengono nel divenire, nel mutamento, nella pluralità, l’appartenenza di ciascun essere, anche nel nostro tempo, alla storia di una sovranità celata, misterica, sacra, che attende ancora di essere rivelata. (R. Infelise - Fiavè 07).

I tuoi menhir (…) sono una incredibile sintesi tra un lingam orientale e lavori a cloisonnè longobardi. E’ come se tu avessi colto due anime così geograficamente lontane e le avessi unite psicologicamente ….l’orificeria e la spirialità magica…del resto il mondo antico era molto più collegato di quanto non pensiamo. (Francesca Centurione Scotto Boschieri - London 07.)
La dea-menhir etrusca di Guido Omezzolli ci riporta all’antichità e a quei culti misterici gravidi di fascino che solo sculture di questa profondità riescono efficacemente a rammentare. ( Simone Fappani - Bergamo, 07).

Guido è uno sciamano del raku. Sa cuocere l’impasto per offrirci opere che hanno l’antico sapore di menhir, totem, animali simbolici,… Fiorenzo Degasperi, Bressanone - 2007).