“Ogni attimo che passa veloce della tua vita Non lasciare che passi altro che in buona allegrezza.
Sappi che il capitale vero del gran commercio del mondo E’ la Vita,
la Vita che passa come tu sai passarla.”
( dalle “Quartine” di Omar Khayyam)
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LA CERAMICA RAKU

Raku significa “ gioia di vivere in armonia con l’universo” ed è la denominazione per la tecnica ceramica nata in Giappone intorno al sec.XVI, ma le sue radici filosofiche sono ben più antiche, quando, ancora verso il XIII sec., nacque il termine “wabi” che sta ad indicare “emozioni incerte” pervase dal concetto della transitorietà. Col proseguire del tempo il concetto “wabi” viene a contaminarsi col pensiero “tonsei”,  (il pensiero ispiratore di coloro che si staccano dalla società), ed inizia ad essere apprezzato come uno stato della mente da ricercare e nello stesso tempo come ambiente di un’interiorità chiarificata dalla coscienza. Ma raku è pervaso anche dal concetto di “naturalezza” intesa come atteggiamento che scaturisce dall’interiorità e spontaneità che si manifesta dentro ciascuno di noi. Raku è quindi bellezza dell’irregolare-imperfetto-insufficiente, estensione relativa della coscienza rispetto all’estensione assoluta, la spirale dinamica della vita e della morte, bellezza dell’incompiuto.  Raku più direttamente indica il genere di ceramica  inventato per la realizzazione delle tazze  da utilizzarsi durante la cerimonia del tè per la quale i giapponesi, influenzati dalla filosofia zen, ricercarono un tipo di ceramica che si differenziasse da quella comune.  La tecnica della ceramica raku è attualmente poco conosciuta anche in Giappone ed è tramandata da padre in figlio; è circondata da un’aura misticheggiante collegata all’alto concettualismo tipico del popolo giapponese. Sono normalmente piccoli pezzi realizzati tramite un complicato procedimento che vede come  “interpreti” i quattro elementi fondamentali della natura: terra, acqua, fuoco ed aria. Ogni singolo pezzo è lavorato come “unicum“: richiede una normale modellazione a mano con creta speciale, ma soprattutto un genere di cottura particolare che vede come operazione finale  l’estrazione del pezzo dal forno quand’è ancora incandescente (ca.960°), viene successivamente posto su paglia, segature o altro e prende ulteriormente fuoco assumendo colorazioni e sfumature tipiche delle affumicature o dei lustri metallici; per ultimo viene, ancora caldo, tuffato in fredda acqua per bloccare i processi dell’ossidoriduzione ottenuti dentro i materiali combustibili. Questo è il procedimento tecnico che, ( anche in sintonia con la filosofia “wabi-zen”), concettualmente parte dalla materia (terra), passa attraverso la “tempra” (fuoco) ed il “battesimo” purificatore ( acqua), per raggiungere lo spirito (aria, ciotola finale per la cerimonia del tè). Questo modo di fare ceramica, negli ultimi vent’anni si è diffuso anche in Occidente ed è stato spunto per molti artisti-ceramisti a trovare nuove forme espressive per superare un certo tradizionalismo stagnante nel campo delle creazioni ceramiche. Il raku permette quindi di ottenere degli innumerevoli effetti cromatici, patine antichizzanti e soprattutto i peculiari lustri metallici con un risultato complessivo vicino ad un gusto materico più moderno. I manufatti raku sono perfettamente inseribili in ambiti e situazioni già storicizzate e nello stesso tempo si sposano perfettamente con lo stile moderno. RAKU = gioia di vivere con oggetti, forme e colori per vivere in armonia con noi stessi e gli ambienti che frequentiamo.

 

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